Vini & Birre Erba Como Lecco Vini sfusi, bag-in-box, in bottiglia anche BIO - Birre artigianali
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ALLA SPINA

ALLA SPINA - Vini & Birre Erba Como Lecco

Giugno 2017

LA SPESA DEL FUTURO È ALLA SPINA !


70% di risparmio.

Rispetto dell'ambiente e risparmio: ecco perché conviene scegliere la spesa packaging-free o a basso impatto e riciclabile.

Acquistare prodotti alla spina (pane, pasta, cereali, riso, latte, vino, olio e detersivi sfusi) portandosi contenitori o flaconi da casa per riempirli in negozio permette di ridurre la produzione di rifiuti e fa risparmiare sul costo della spesa.

Secondo il calcolo di Federconsumatori, una famiglia che vuole fare l’intera spesa alla spina (senza imballaggi), si porta a casa anche un risparmio annuo fino a 850 euro.

Le percentuali cambiano in funzione dei prodotti: in generale la spesa viene abbattuta del 30%, ma ci sono prodotti (come per esempio i detersivi) che alla spina costano anche il 70% in meno. Inoltre facendo la spesa alla spina si contribuisce a migliorare l’ambiente e a ridurre l’inquinamento, eliminando le varie confezioni da smaltire.


Eliminare le confezioni fa molto bene all’ambiente.


I dati raccolti da "Negozio Leggero", in un anno l’eliminazione delle confezioni sulle sole vendite di vino, latte crudo e detersivo ha portato un risparmio complessivo di risorse pari a 104.290 kWh di energia, 34 tonnellate di CO2 non emessa in atmosfera e oltre 9,8 milioni di litri di acqua, che non sono stati utilizzati per la produzione e lo smaltimento del packaging in eccesso. In pratica una famiglia di 4 persone che si rifornisce abitualmente al "Negozio Leggero" può arrivare a risparmiare oltre 100kg di rifiuti in un anno.

Seguire uno stile di vita sostenibile ed ecologico significa anche cercare di ridurre concretamente la quantità dei rifiuti prodotti in casa e in famiglia ogni giorno: le confezioni degli alimenti hanno vita molto breve e costituiscono la maggior parte dei nostri rifiuti; in più non tutti gli involucri sono riciclabili (ad esempio, la maggior parte delle confezioni dei biscotti).

Inoltre, fare la spesa alla spina è anche un’ottima strategia per limitare qualsiasi tipo di spreco: si può infatti acquistare l’esatta quantità di un prodotto per alimentazione o pulizia di cui si ha esattamente bisogno e non un grammo di più, pagandolo a peso o litro. (Stessa cosa dell’acqua: invece di comprarla in bottiglia, si può prelevarla sfusa presso le Case dell’Acqua, che erogano a costo irrisorio acqua di qualità controllata, liscia o gasata, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria.


Questa è la nostra mission! e ci auspichiamo di molti altri in futuro.

NEWS Eataly

NEWS Eataly - Vini & Birre Erba Como Lecco

Si apre anche a Mosca... produzioni locali per superare l'embargo          

La notizia  - Maggio 2017                      

L'impero, dicesi polo gastronomico fondato da Oscar Farinetti, arriva anche a Mosca, nonostante l'embargo imposto dalla Russia sull'import di prodotti agroalimentari europei deciso 3 anni fa in risposta alle sanzioni applicate dall'Occidente.  

Eataly apre così un grande negozio anche a Mosca. "Finalmente" parola del fondatore Oscar Farinetti. L'inaugurazione, prevista per il 26 maggio 2917, del punto vendita, che stando a Eataly stessa è il secondo più grande al mondo.

Il nuovo format è al 4° piano del recente centro commerciale Kievsky, si estende su 7.500 metri quadrati, garantendo circa 900 posti a sedere (quindi superiore a quello romano) e "un'esperienza dedicata all'acquisto, all'assaggio della produzione di prodotti italiani di alta qualità, in linea con il motto 'mangia meglio, vivi meglio'. "


In Eataly Mosca ci saranno vari prodotti come pasta fresca e formaggi. Da notare che sono prodotti in loco abbinando la freschezza alla necessità di aggirare le sanzioni imposte dalla Russia ad alcuni prodotti enogastronomici europei...

Sottolineamo che l'embargo russo riguarda oltre 50 categorie di prodotti, tra cui formaggi e salumi. "Allargheremo la produzione in loco: oltre a mozzarella, stracciatella e burrata, come già in altri negozi, produrremo caciotte e formaggi a breve stagionatura. Non vediamo problemi. Il latte russo è buono, il casaro è toscano e abbiamo creato una cella di stagionatura a vista". Formaggi a più lunga stagionatura verranno invece importati da aziende di Paesi non sotto embargo, come la Svizzera, o garantiti da produttori locali selezionati.


Farinetti ha detto: "Siamo felici di aver trovato un grande partner in Llc Prostor, che ora ha il compito di rappresentare il più importante concept di distribuzione di cibo italiano nel mondo".

Dopo anni di annunci e rinvii è fatta; per me resta da scoprire quanti e quali prodotti saranno made in Italy!

Aziende vitivinicole in Europa

Aziende vitivinicole in Europa - Vini & Birre Erba Como Lecco

Aprile 2017 - Curiosità

Il 75% di tutte le aziende vinicole Ue sono ubicate in Romania.

 Da una recente pubblicazione Eurostat abbiamo appreso che In Europa sono presenti 2.400.000 aziende vitivinicole che coltivano 3.200.000 ettari a vigneto (dato censito al 2015).

La notizia viene comunicata da Eurostat precisando che di questi 3.200.000 circa 2.500.000 sono dedicati alla produzione di vino di qualità.

Il Paese europeo con più ettari dedicati alla coltivazione del vino è la Spagna. 

Entrando nel dettaglio si scopre che con 941.000 ettari di vigneti (30% della superficie totale Ue), la Spagna è lo Stato membro con la più grande area dedicata alle uve per vino, seguita dalla Francia (803.000 ettari, pari al 25%), Italia (610.000, il 19%) e a distanza il il Portogallo (199.000 ettari, pari al 6%), la Romania (184.000 ettari, al 6%), Grecia e Germania (circa 103.000 ettari, il 3% ciascuno).

 

Castilla-La Mancha in Spagna (434.000 ettari) è stata la regione con la più grande superficie, pari a quasi il 14% della superficie vitata totale Ue. Segue Languedoc-Roussillon (239.000 ettari) e Aquitania (144.000 ettari) in Francia.

Però oltre un terzo delle aziende vitivinicole dell'Europa sono in Romania. Questa classifica rileva una situazione molto particolare: rispetto alle superfici vitate, il numero di aziende vede in testa la Romania (855.000, il 36% totale Ue)  seguita da  Spagna (518.000, il 22%) e Italia (299.000, il 12%).

Le aziende più grandi sono invece in Francia, che ha il record per superficie media più alta per azienda (10,5 ettari). Viene poi il Lussemburgo, l’Austria e Regno Unito. Italia e Slovacchia hanno entrambe una media di 2 ettari.

Italia, Francia e Spagna coprono circa il 75% dei vigneti europei.

Questi dati riassumono bene la situazione delle produzioni vitivinicole e relative aziende, e di come l'Italia si posiziona in Europa.

DATI EUROSTAT DATI EUROSTAT [252 Kb]

VINITALY NEWS

VINITALY NEWS - Vini & Birre Erba Como Lecco

 Marzo 2017  

Angelo Gaja dice: "Il Vinitaly? Non basta più. Occorre una biennale a Milano" 

Intervistato, Gaja non usa perifrasi. "Il Vinitaly? Non basta. Serve un grande fiera del vino a Milano, ogni due anni".   

Angelo Gaja intervistato dal Corriere della Sera alla vigilia di due grandi appuntamenti, Verona (dal 9 aprile) e Düsseldorf-ProWein (dal 19 marzo), come solito sorprende con le sue dichiarazioni. Come nell'occasione in cui propose il numero chiuso per i turisti nelle Langhe visto che pochissimi conoscevano Beppe Fenoglio, oppure quando chiese ai viticultori siciliani di "lasciate perdere i fondi pubblici, scommettete su voi stessi". Poi un'altra bella provocazione, il suo stand al Vinitaly: "Da molti anni non porto il vino, offro bicchieri vuoti. È un messaggio di sobrietà, un invito a non valicare i limiti. Quando stappavo bottiglie si formavano code lunghissime, se provavo a far entrare nello stand un cliente importante, sorpassando gli appassionati, nella fila si scatenava il caos. Il Vinitaly è una fiera popolare, consolidata ed è giusto che sia così. In questi anni Mantovani, il direttore generale di VeronaFiere, ha fatto un ottimo lavoro, anche all’estero. Non ho niente contro il Vinitaly. Ma abbiamo bisogno di un appuntamento dedicato ai professionisti del vino, senza l’assalto popolare come a Verona. Un appuntamento che ci metta al centro del mondo. Milano, con la sua vitalità, è la città giusta in questo momento. Non sto parlando di una alternativa al Vinitaly, ma di un nuovo traguardo per il vino italiano".

C'è da scommettere che quest'ultima dichiarazione metterà in subbuglio il settore, ma data l'autorevolezza di Gaja avrà sicuramente un seguito...

BEER NEWS

BEER NEWS - Vini & Birre Erba Como Lecco

Marzo 2017  

Appello ai birrai: fermiamoci, ragioniamo, altrimenti perderemo tutto quanto di buono si è fatto in 21 anni... e ancora: "L’esercito delle birre artigianali italiane ha colonizzato il ceto medio-alto della nostra ristorazione, pizzerie gourmet comprese. Non c’è scampo. E non c’è cognizione di causa. Né da parte dei ristoratori, che tengono in lista qualche birra per onor di firma, lasciandosi fanciullescamente trascinare dal flusso delle mode. Né da parte del consumatore medio, alle prese, tra l’altro, con una infiorescenza iperbolica di etichette nuove nuovissime appena nate e già in via d’estinzione"   

Valerio M. Visintin così sentenzia, nella sua rubrica su corriere.it, in un articolo dal titolo ancora più provocatorio "L’era della birra al calzino (ma artigianale)" dove compaiono frasi come questa:
"Per tutte queste ragioni, trovare un prodotto artigianale italiano buono, privo di difetti, stabile, equilibrato, digeribile, a un prezzo congruo è un terno al Lotto"
o questa:
"Quand’anche ci si imbatte in birre di discreta qualità, quindi, il pensiero corre, fatalmente, ai prodotti artigianali di riferimento. Se devo bermi una blond o una tripel, per capirci, tanto vale scegliere un artigiano belga. Berreste volentieri un vino in “barolo style” prodotto in Germania o in Danimarca?" 

Risponde a queste affermazioni Eugenio Signoroni di SlowWine:

...io non credo però, che trovare un prodotto artigianale buono, privo di difetti, stabile… sia un terno al Lotto. Credo al contrario che, oggi, l’Italia esprima una qualità media diffusa molto alta. Credo che proprio sul tema della stabilità i produttori italiani abbiano fatto negli ultimi anni notevoli passi avanti. Certo il percorso di miglioramento è ancora lungo e capita di trovare birre con qualche problema ma siamo sulla strada giusta. E credo che quella che Visintin chiama forza tecnologica ed economica necessaria per controllare analiticamente la qualità delle materie prime e persino per garantirne la conservazione ideale non sia la questione in ballo.Le materie prime dei piccoli non sono peggiori di quelle dell’industria, anzi, e sulla conservazione l’industria ne esce spesso meglio perché ha scelto la strada più efficace (pastorizzazione o microfiltrazione) che non significa però sia la migliore per il prodotto.

Purtroppo esiste un numero ancora troppo alto di persone che producono (e vendono) birra solo perché qualche amico un paio di volte gli ha detto che le prove casalinghe fatte nel garage e portate alla grigliata erano buonissime. O peggio ancora che produce solo perché crede nel sillogismo per cui visto che tutti parlano di birra artigianale allora con questa si fa una valanga di soldi. Ma il problema non è qui. E non è nemmeno nel fatto che le birre dei nostri siano interpretazioni di stili altrui. Mi spiace per Visintin ma il paragone con il Barolo non sta in piedi. Se, infatti, come lui stesso dice nella birra il legame con il territorio è minimo allora questo deve valere sempre.

Nel vino il territorio ha un ruolo centrale. In Germania o in Danimarca non possono fare un Barolo non perché non abbiano il know how, o il nebbiolo, ma perché non hanno le colline di Barolo o di La Morra, con le loro terre e il loro clima. Nella birra invece, escluso un ridottissimo numero di tipologie, non è così. Una Ipa non ha bisogno del terreno di Burton per essere riprodotta. Mi si dirà che ha bisogno dell’acqua di Burton. Sì, ma è dal XIX secolo che esistono modi per riprodurre l’acqua di Burton ovunque nel mondo. Ma non solo. Nella birra l’ispirazione a stili di altri luoghi e altre culture è stata spesso alla base della nascita di quelli che oggi consideriamo classici radicati in un luogo. Le Red Flemish delle Fiandre forse non ci sarebbero se i birrai del Belgio non avessero preso in prestito dai birrai inglesi il modo di maturare le porter in grandi botti. E le Ipa non esisterebbero più se i birrifici americani a metà degli anni ’70 del Novecento non le avessero reinterpretate con i loro luppoli ridando vitalità allo stile. E l’elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo e potrebbe un giorno avere qualche esempio italiano, ammesso e non concesso che non ne esistano già. 

Il problema, come detto, è altrove. Innanzitutto nel fatto che la birra artigianale, purtroppo, da più parti viene interpretata come l’eccezione e in quanto tale deve essere strana, eccentrica, con qualcosa di diverso dallo standard. La pensano così molti di quei birricoli di cui parla Visintin che se non hanno nulla di nuovo si annoiano e non possono scrivere di questo o di quell’assaggio (magari in modo negativo) sulla loro pagina Facebook. La pensano così molti ristoratori che nella birra artigianale vedono solo un prodotto in più da mettere nelle loro carte e più il prodotto è strano più sono felici, perché almeno possono giustificare i 3, 4 o 10 euro in più che quella birra costa al consumatore finale che altrimenti non sono in grado di spiegare.

E poi il problema è nel fatto che manca ancora una cultura diffusa.

Talvolta (non così frequentemente per fortuna) manca nei birrai. Poi manca nei bevitori, anche in alcuni dei più appassionati, che pensano di sapere solo perché hanno bevuto un po’ di roba in giro per il mondo. Ma soprattutto manca in una parte importante di chi la birra la vende e la propone. Se si escludono quelli che hanno posto le basi per la crescita di questo movimento e un po’ di loro figli e nipoti la situazione è di una diffusa mancanza di conoscenza.
I ristoratori (non tutti, ne esistono di bravissimi) sono troppo spesso pigri, vogliono una carta delle birre solo perché fa figo. E poi non sanno cosa raccontare. Non sanno cosa proporre. Scelgono le birre dal birrificio più vicino o da quello che gli propone il prezzo più basso e non si pongono alcune domande invece fondamentali: andranno bene queste birre con i piatti che propongo? Saranno adatte alla mia clientela? 

Ristoratori, un appello, se volete avere una carta delle birre sceglietele con la stessa attenzione con cui scegliete i vini e il resto delle materie prime. Vale ovviamente solo per quelli che sono attenti a vini e materie prime. Cercate quindi di avere delle birre buone, ben fatte, adatte a quello che proponete. Preoccupatevi sempre di avere qualche proposta più semplice, per chi vuole semplicemente una birra e poi, se credete di saperle raccontare e di avere una clientela curiosa, mettete anche un paio di birre più complesse. E chiedete ai birrai come sono queste birre, quali caratteristiche hanno. E poi raccontate tutto questo ai vostri clienti, prima però non dopo. Con parole semplici che gli servano a capire davvero cosa hanno ordinato.

Birrai, un appello, pretendete questo da coloro ai quali vendete le vostre birre. Chiedetegli anche di conservarle bene. (Vale solo per quei birrai che producono con attenzione). Raccontate le vostre birre per quello che sono veramente. Non cercate di piazzare tutta la gamma a tutti. Altrimenti saranno costretti a spacciarle a tutti i consumatori deludendoli e dando un’immagine sbagliata non solo del vostro birrificio, ma di tutto il mondo della birra artigianale. Fatelo. Altrimenti Visintin e quelli che la pensano come lui (e sono purtroppo molti) finiranno per avere ragione su tutta la linea. E quanto di buono costruito in questi 21 anni sembrerà la fissazione di un gruppo di invasati.   

Io mi sento di appoggiare in pieno le affermazioni di Eugenio ed in particolare per chi vende birre artigianali deve sapere che vanno selezionate e testate bene in modo da avere a listino prodotti davvero particolari. Solo così è possibile proporre prodotti di alta qualità. Non ultimo poi vanno assolutamente 'spiegate' e valorizzate ai clienti in modo che sappiano che ciò che acquistano può dar loro grande soddisfazione. E creare cultura, non moda.